Scrivere, narrare, descrivere, raccontare

In questo spazio si incontrano testi scritti - e non solo - che raccontano, descrivono, restituiscono, ricordano e narrano di luoghi sonori. Racconti di studi ed esperienze, vissuti e testimonianze, che trattano di suoni e silenzi, di rumore e solitudini. Tra brevi saggi e testi condivisi si alternano le differenti scritture. Tra esse emergerà qualche cenno autobiografico, e si incontreranno escursioni e avventure in testi classici e non. Brevi viaggi o più lunghe deviazioni. Tutti, comunque, risonanti.

Bicocca ti ascolto...e ti guardo

Bicocca ti ascolto...e ti guardo

Alcune specificità e caratteristiche metodologico-sonore che l'hanno costruito. Alcune note per leggerlo, sfogliarlo, farci accompagnare per strada

bicoccatiascoltoetiguardo r

Del suo carattere sonoro

Questo libro risuona. Perché è frutto di un lavoro etnografico che, tra i diversi strumenti d’indagine e coniugando approcci di antropologia dei luoghi e di antropologia sonora, pone l’ascolto reale e concreto del contesto-luogo nelle sue varie componenti, come fondamento della ricerca e ne determina la struttura. Esso è quindi un documento che testimonia il contesto indagato in un periodo di tempo definito, ma diventa anche una guida che accompagna e mette all’opera il lettore. Proprio per le sue caratteristiche di costruzione e le sonorità che affiorano dalle pagine diventa uno strumento da utilizzare, una traccia per ripercorrere i luoghi ‘di persona’, camminandoli, oppure avvicinandoli ‘virtualmente’, anche a distanza. Indica tracce e percorsi possibili, aperti e oltrepassabili, mai chiusi e definitivi.

Tutte le fotografie sono essenzialmente ‘sonore’, perché tutti i luoghi e le situazioni ‘ritratte’ sono risultato di ascolto reale e di incontri. Alcune tipologie di sonorità si manifestano da subito, altre, più discrete a un primo sguardo, quasi soffuse, diventano interroganti se si concede loro il tempo di essere evocative. Ancor più quelle silenziose, che contengono narrazioni aperte.

Le relazioni che affiorano tra le pagine restituiscono sonorità, alcune evidenti perché legate a luoghi noti e famosi: così potremo ‘ascoltare’ le sonorità e i fruscii che attraversano "Sequenza", oppure attivare ricordi e aprire aspettative ‘sonore’ davanti al Teatro degli Arcimboldi, o ancora aspettarci un rumore improvviso dai binari vuoti appena spolverati di neve. Altre, meno evocative a prima vista perché parte dell’ ‘ovvia’ quotidianità dei luoghi, sono quelle che possono condurci altrove e continuare a risuonare anche lontano.

Metodologie...  La metodologia di ricerca, di rielaborazione e di costruzione del testo informa anche le modalità d’uso, se ne trova traccia esplicita in alcune pagine d’inizio.

E’ un libro immersivo e che induce esperienza. Porta subito dentro: pochi gradini e si è già lì. Nel luogo che costituisce il centro del contesto, ambito di inizio e quasi di raccoglimento. Si procede poi attorno, accompagnati nei diversi luoghi, distanziandosi a cerchi o seguendo varie direzioni, traiettorie che portano altrove, anche lontano. Nel tempo, nello spazio. Le parole e le fotografie accompagnano nel ‘fare esperienza’ dei luoghi e degli incontri, nel modo di porre attenzione e interesse a ‘dove ci si trova’, a dove si posa lo sguardo, come, e su che cosa. Come un suggeritore discreto, esse seminano indizi, a volte ammiccando con la coda dell’occhio. Ma il primo passo comincia aprendo le orecchie. Regalando attenzione all’ascolto del luogo, che a sua volta porta curiosità.

Tempi, stagioni, ore del giorno, frequentazioni, fanno diversi gli stessi luoghi. Il ‘viaggio’ può iniziare in ogni punto e i percorsi possono seguire varie traiettorie. Il libro, dedicato a un contesto ben definito ha - a prima vista - un carattere ‘site specific’. E in questo mostra il suo stretto legame con il luogo narrato. Ma è facile farsi portare altrove. E’ documento e narrazione di quel luogo, ma può essere utilizzato come un leggero manuale da esperimento. Concedendo alle immagini e alle parole il tempo di diventare risonanti ed evocative, trasferibili altrove, costitutive di altre reti e relazioni.

Alcune prospettive ‘laterali’, tangenti, si aggiungono come suggerimento per altre prospettive di sguardo. Alcune immagini diventano simbolo e mettono in gioco il legame tra particolare e generale, vicino e lontano, l’allora e l’attuale. Fanno emergere il carattere del luogo nelle sue componenti. E le assenze, preziose, cominciano a porre domande.

                                                                                                                  tullia gianoncelli

Milano, novembre 2017

 

 

 

 

 

Scoprire suoni

Ricercare nelle sonorità, immergersi tra i suoni reali e percepiti così come in quelli possibili, immaginati e immaginabili, significa mettersi in gioco con le proprie sensibilità percettive, d’ascolto in particolare.
E’ un modo per mettersi alla prova anche in situazioni nuove, da sperimentare in contesti nei quali il suono e le sue manifestazioni possono non essere in prima battuta l’elemento caratterizzante, ma dove la presenza di suoni, ‘inosservata’ e inascoltata, può riservare sorprese e scoperte.
Gli ambiti non preposti a ‘canoniche’ manifestazioni sonore, meno usuali e meno ovvi o quelli che in apparenza sembrano non interessati e poco investiti dalle sonorità sono comunque e sempre abitati da esse, seppure in misura diversa, variabile, a volte imprevista.

Proprio da questa premessa ho ipotizzato reali attività e pratiche di ascolto, che possono assumere le caratteristiche di percorsi laboratoriali ‘di scoperta’, che, invitando i partecipanti a un coinvolgimento attivo, li interrogano in prima persona. Ne è un esempio il laboratorio Scoprire suoni tra luoghi e oggetti di un museo - di cui si trovano le riflessioni e le restituzioni condivise, le rielaborazioni grafiche e alcuni frammenti sonori, rispettivamente in questo testo, e nella sezione documenti di questo sito.
Il laboratorio - che ho proposto in occasione dell’iniziativa «Il Diritto di Essere Bambini – edizione 2011» (evento organizzato dall’Università di Milano-Bicocca, Facoltà di Scienze della Formazione in collaborazione con il Triennale Design Museum di Milano nelle giornate del 15, 16 e 20 novembre 2011) - è stato realizzato tra lo spazio Agorà e gli ambienti della mostra “Le fabbriche dei sogni”, la quarta mostra tematica dedicata al design allestita presso il Triennale Design Museum di Milano tra il 5 aprile 2011 e il 4 marzo 2012.

Il percorso laboratoriale ha coinvolto un gruppo di studenti del corso di Pedagogia Interculturale (Corso di laurea in Scienze dell’Educazione – Università di Milano-Bicocca) ed è stato organizzato come momento formativo a loro dedicato: la partecipazione infatti prevedeva l’alternanza tra il coinvolgimento diretto durante l’esperienza e momenti di riflessione e valutazione critica rispetto ai portati pedagogico-educativi della proposta. La progettazione, la descrizione del laboratorio e alcuni momenti della sua realizzazione, si trovano esposti e documentati nel saggio “Scoprire suoni tra luoghi e oggetti di un museo” in Giusti, Franchi, Gianoncelli, Lugarini, Forme Azioni, Suoni per il diritto all’educazione, Guerini editore, Milano 2012.
In questa sede propongo (con l’aiuto di supporti multimediali) alcuni momenti dei vissuti partecipati dei fruitori insieme ai momenti di riflessione e condivisione del lavoro come parte del percorso e più ampia rielaborazione formativa da parte degli studenti che hanno partecipato al laboratorio.
Il laboratorio - avviato nello spazio Agorà dedicando il momento iniziale all’apertura del setting e alla preparazione per le fasi successive - si è svolto percorrendo ed esplorando lo spazio della mostra e i molti oggetti in essa contenuti. Ad alcuni oggetti, particolarmente ‘sonori o risonanti’ è stata dedicata maggiore attenzione, momenti performativi e pause di riflessione condivisa.
L’impegno conclusivo del percorso laboratoriale prevedeva una rielaborazione individuale, di parola o grafica, che restituisse in modo sintetico i vissuti esperienziali, e una rielaborazione collettiva che rendesse simbolicamente il portato dell’esperienza conclusiva di riflessione e costruzione condivise.

I cartoncini Il ricorso a cartoncini e pastelli colorati durante le fasi conclusive ha permesso di restituire parole, disegni, colori, narrazioni grafiche. Ascolto, stupore, riflessione, scoperta: sono i termini più ricorrenti che definiscono l’esperienza del laboratorio, ma emergono molte altre parole e altri concetti, insieme a simboli e metafore. Silenzio, rumore, riflessività, domande, maschera, interesse, meraviglia, si alternano ai disegni che rappresentano un sole, una chiave di violino, una spirale, note musicali, un cuore, un arcobaleno. «Esperienza sospesa» dà il titolo al disegno di una clessidra contenente un orecchio appoggiato sulla sabbia che scorre; qualcun altro ha optato per tanti segni gialli che disegnano un andamento all’infinito tra anfiteatri-orecchie, mentre un altro disegno contiene onomatopee colorate racchiuse da una cornice. Altri riportano parole: creatività, emozione, «oggetti ‘parlanti’…tutto ha voce…ascolto!», Immaginario sonoro, oppure un percorso spiraliforme disegnato in rosso che parte dal centro e si espande in andamenti circolari per ricondurre di nuovo al centro lungo una linea retta. Una sintesi ‘generale’ si trova nel biglietto che riporta la frase: «sperimentare/rsi in 1 dimensione ALTRA, NUOVA».

Nell’ultima fase del nostro laboratorio si è voluto sottolineare il legame tangibile con l’esperienza di esplorazione sonora attraverso la realizzazione di un girotondo grafico, citazione del Girotondo (vassoio di Alessi) presente in mostra. Oggetto particolarmente significativo nella sua forma (sul bordo del vassoio è intagliato un girotondo di bambini stilizzati) è stato assunto come oggetto simbolo per la fase rielaborativa. Tutti i cartoncini realizzati sono stati sistemati su un piano in modo da riprodurre graficamente un cerchio, mentre un girotondo sonoro si costruiva con le voci dei partecipanti che a turno leggevano i contenuti di ogni cartoncino. In questo modo è stato possibile ascoltare i pensieri e le emozioni riportate da ciascuno, ma anche dare voce alle riflessioni sui contributi altrui e farle interagire con le proprie.
L’ultima sequenza della fase rielaborativa si è concretizzata in un Arcimboldo d’idee: simbolo della fase metariflessiva, è una realizzazione composta con tutti i cartoncini prodotti. La scelta dei disegni e delle parole adatte a dare un volto parlante - metafora della totalità dell’esperienza - è stata frutto di un lavoro interpretativo e della ‘contrattazione’ collettiva sulla scelta dei disegni o delle parole giuste che restituissero metaforicamente gli occhi, la bocca, e le altre componenti significative nella realizzazione di un volto-Arcimboldo. L’immagine/rappresentazione è stata ottenuta disponendo i cartoncini a formare un volto come si trattasse del completamento di un puzzle. Come testimonianza, si riportano alcuni frammenti indicativi delle scelte condivise e dei significati assegnati a immagini e parole: «Questi due sono i disegni più visivi quindi potrebbero essere gli occhi»; «Per l’orecchio quello là, la clessidra con dentro l’orecchio»; «La parola ‘emozione’ può costituire le guance…», «mentre ‘riflessione’ è la mente, così anche ‘creatività’»,«…ma anche ‘interesse’ e ‘ascolto’, si possono collocare nella testa …».
Diventa significativo sottolineare ad esempio la scelta, nella fase di composizione, di destinare il termine condivisione a rappresentare la bocca e il senso della comunicazione verbale – quindi sonora – che tramite il linguaggio consente di relazionarsi e narrare le proprie esperienze. Così anche la parola collegamento viene proposta per il collo, quella parte del corpo che tiene insieme sopra e sotto, mente e corpo: termine metaforico che applicato ad ambiti più vasti indica la possibilità di riconnettere quanto considerato abitualmente separato, interrogando così in modo critico il dualismo mente-corpo che caratterizza ancora le moderne culture occidentali.
Le rappresentazioni del Giro(tondo) di parola e dell’Arcimboldo d’idee, insieme ai cartoncini realizzati si trovano nella sezione documenti di questo sito. Attraverso il laboratorio si è realizzato un percorso: esso ha facilitato la condivisione di riflessioni e la costruzione di restituzioni significative. Ma le rielaborazioni hanno sollecitato anche produzioni individuali.

dove-appoggi-lo-sguardo Un esempio …. Elena Brambilla - “Dove appoggi lo sguardo”- olio su tela, 35x50, dicembre 2011 In ordine alfabetico riporto i nomi degli studenti che hanno preso parte al laboratorio e hanno dato voce e colore alle riflessioni: carmen amanda balanescu , sara beretta, chiara bernasconi, elena brambilla, valentina calciano, elisa cantarella, rossella casaburi, francesca cavicchioli, chiara ciccardi, sissi deufemia, luca di leo, silvia filosa, paulina grassi, maria francesca guarnaccia, chiara lo conti, deborah lomazzi, pamela vitali, fabio ingenito e anna mauri . tullia gianoncelli

Sound of Places

SOUNDS OF PLACES BETWEEN ETHNOGRAPHY AND EDUCATION.

Questo saggio è un esempio applicativo della ricerca etnografica che conduco da tempo tra luoghi e sonorità. Il lavoro,  presentato alla 1st Annual International Interdisciplinary Conference -  24-26 April 2013, Azores Islands, Portugal  - fa riferimento a un’attività seminariale interdisciplinare.
L’abstract che riporto integralmente introduce i contenuti e le argomentazioni sviluppate nel paper.


SOUNDS OF PLACES BETWEEN ETHNOGRAPHY AND EDUCATION
Tullia Gianoncelli
Abstract

This paper would be a contribution that connects the ethnographic and education work, anthropology and pedagogy. Through a three-step it builds the connection between ethnographic research carried out, starting from the sound phenomenology of a particular urban context, and seminars designed for university students of Education Sciences. In summary are presented those fundamental theoretical principles underpinning ethnographic research and are also the bases of the proposals seminars. Then it presents some methodological issues that characterize the construction of shared ethnographies: the relations established in the field with interlocutors activate processes of building knowledge and skills for both the ethnographer and the interlocutors. These educational modalities form the basis of the proposals seminars. The sensory approach and in particular the listening modes of the place allow you to access a different epistemology and therefore constitute an extension of skills. The seminars activities carried out in the same context of ethnographic research require students to test themselves and actively participate in the proposals offered. At the same time allows applying the theoretical constructs - learned in the classroom and on books - trough experience and into reality of the context as it unfolds. This allows experiencing a real connection between theory and practice.

Per  visualizzare l’intero saggio: http://eujournal.org/index.php/esj/article/view/1377.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito